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Nel firmamento sportivo di qualsiasi società
calcistica ci sono mementi di grande entusiasmo, di successo e quelli
di drammatiche crisi, inevitabili disfatte; anche così per la "Vultur"
di Rionero, una delle squadre di calcio più competitive e preparate
della Basilicata. Le esperienze semiprofessionistiche in serie D sono
state, in quasi quaranta anni di attività calcistica, nel 1958/59,
nel 1973/74, nel 1979/80, nel 1992/93 e 1993/94. La stagione calcistica
1957/58 segnò una tappa importantissima nella storia del calcio
rionerese. Sotto la rinnovata dirigenza, (a luglio anche per motivi economici
si erano dimessi il presidente Amorosino Alberto, il vice dottor Michele
Labella ed altri fra i quali Plastino Nicola e Cappiello Donato) con il
commissario Pasquale Corona e i consiglieri Amorosino rag. Francesco e
Volonnino Ins. Dario, si registrò per i colori bianconeri un ottimo
campionato sotto la guida tecnica di Gerardo Marino di Potenza. Infatti
la Vultur si impose nel proprio Girone A di promozione e acquisì
il diritto allo spareggio con il Bernalda, vincente del Girone B, per
designare la squadra che avrebbe partecipato al campionato di serie D.
L'attesa per le finali fu spasmodica, il paese intero si mobilitò
per sostenere i propri beniamini con un tifo eccezionale per approdare
alla vittoria. Le date dei due incontri, andata e ritorno, furono fissati
dalla Lega Calcio per il 27 aprile a Rionero e 4 maggio a Bernalda. La
partita di andata fu vinta dal Rionero per uno a zero con rete segnata
da Libutti Giuseppe alla presenza di oltre duemila spettatori per un incasso
di L. 137.740; a Bernalda l'incontro vide il Rionero sconfitto per due
a uno (rete di Zaccardi), sicchè tutto venne rinviato a uno spareggio
per designare la vincente. Tale gara si svolse il15 maggio 1958 allo stadio
Viviani di Potenza in una cornice spettacolare di pubblico e tifosi delle
rispettive compagini. Il Vultur Rionero superò di gran lunga gli
avversari con una gara ineccepibile sotto tutti gli aspetti vincendo tennisticamente
per cinque a uno. I campioni lucani, nella loro intelaiatura standard,
avevano schierato Scatorchia Aldo, Pannone Giovanni, Frascolla Domenico,
Iannetta Michele, Grieco Raffaele, Cicchiello Giuseppe, Vorrasi Luigi,
Brancaleone Elio, Sasso Franco, Tofani e Di Stefano (due rinforzi romani).
Le reti furono segnate da Brancaleone, Sasso, Vorrasi e doppietta di Grieco;
reti tutte belle per tecnica e potenza d'esecuzione che, ancor oggi, vengono
ricordate dagli sportivi. Diresse l'incontro il signor Grillo di Napoli,
arbitro di serie A e B, coadiuvato dai segnalinee Pesce e Lasorella del
settore arbitrale lucano di Potenza. Per la prima volta, a distanza di
dieci anni dalla creazione del vivaio dei pulcini e boys, il Rionero scriveva
il suo nome nell'albo semi professionistico di calcio. La Serie D era
ormai cosa fatta ed indescrivibile fu la gioia degli atleti locali, dei
dirigenti che venivano ricompensati di tanti sacrifici e dei tifosi entusiasti
che pure meritavano quel successo per il loro attaccamento dimostrato
in tanti anni a favore della squadra bianconera. Passati i giorni dell'euforia
generale, in paese si incominciò a pensare seriamente al campionato
di serie D e iniziarono a sorgere le prime difficoltà a livello
dirigenziale, poichè non molti erano disposti ad impegnarsi ed
assumere in proprio responsabilità precise. Dopo diverse riunioni
nella sede sociale e nella sala consiliare del Comune alla presenza del
Sindaco Michele Labella, dopo incertezze e indecisioni varie, alla fine
di agosto, quando mancava poco tempo all'inizio del campionato, fu formato
il direttivo del C.S. Vultur con coopresidenti Corona Pasquale e Michele
Labella, direttore sportivo Pallottino Antonio, segretario cassiere il
ragioniere Plastino Nicola e avvocato Lopes Nicola, consiglieri Musio
Vincenzo, Di Lonardo rag. Mario, Lovaglio Antonio, Traficante Titino,
Larotonda Antonino, Policastro Mauro. Si iniziò una massiccia sottoscrizione
fra gli sportivi per potenziare la squadra con acquisti in grado di affrontare
la serie D, ma la esiguità di tempo e di sufficiente esperienza
portò in fretta e furia ad allestire una squadra improvvisata con
calciatori presi alla rinfusa senza valide garanzie del loro valore tecnico,
sotto la guida dell'allenatore ungherese Kutik, ex di altre grosse squadre
italiane fra le quali anche il Bari. Purtroppo il campionato fu, a dir
poco, disastroso, con risultati negativi su ogni fronte. La maggior parte
dei dirigenti abbandonò la squadra e negli ultimi mesi soltanto
Corona rimase al suo posto, insieme con Labella, a portare a termine il
campionato, rimettendoci fior di quattrini, con gli elementi locali costretti
a subire sconfitte mortificanti come a Bisceglie 9 a 0; 18 a 0 a Martina
Franca e 12 a 0 a Macerata, con l'intento di onorare gli impegni di una
società che pure aveva un nome ed un passato da difendere. Naturalmente
fu inevitabile l'indifferenza degli sportivi, tifosi ed amministratori
comunali che portò ad una situazione critica, anche per le disavventure
economiche fatte ricadere sui soliti "martiri" come appunto
Corona e Labella. Dopo la prima fallimentare esperienza semiprofessionistica
della serie D il discorso sportivo-calcistico a Rionero divenne difficilissimo
in un ambiente ormai abulico e disinteressato. Soltanto Pasquale Corona
non si arrese, continuando a credere nei giovani e nello sport. Così
pian piano rimise insieme molti giovani ed alcuni vecchi calciatori che
in lui vedevano sempre lo sportivo più autentico, in grado di affiancarli
in ogni momento, decidendo di partecipare regolarmente al campionato di
promozione 1960/61. Per alcuni anni il C.S. Vultur partecipò con
buoni risultati ai campionati regionali schierando una rosa di giovani
calciatori piuttosto bravi. Nel frattempo sempre per merito dell'infaticabile
Corona fu avviato il N.A.G.C. per l'addestramento dei ragazzi fra i 9
e 12 anni. In quattro-cinque anni la squadra che schierava Giammatteo
Donato, Bianchino Michele, Larotonda Gennaro II, Larotonda I, Covella
Arcangelo, Petrino Giovanni, Vorrasi Luigi (unico vecchio calciatore)
Sacco Albino, Libutti Renato o Solimeno Franco, Corona Mauro, Libutti
Antonio o Traficante Matteo con altri calciatori ad alternarsi nei vari
campionati come Vitale Gino, Asquino Gerardo, Bocchetti Alfredo, Libutti
Giuseppe, Di Fede Pietro, Summa Lucio, Angioletto Labella, Irenze Massimino
e le nuove leve Covella Pasquale, Larotonda Lillino, Pinto Michele, Ficarazzi
Antonio, Varlotta Pasquale, Cassese Domenico, Pietragalla Lillino e altri
a fare già prevedere ottimi risultati, riuscì a riportare
in paese un certo interesse verso il calcio. Per alcuni anni fino al 1969
il Rionero diede spazio al vivaio giovanile facendo rinascere l'interesse
negli sportivi che ripresero a seguire le vicende della squadra e pensare
al futuro sui successi che, da tempo, stava raccogliendo il Potenza Sport
Club dalla stagione eccezionale de1 1964/65 quando si classificò
V in assoluto nella serie B, dietro al Brescia, Napoli, Spal e Lecco.
Nella stagione 1969/70, anche per l'interessamento dell'allora sindaco
Brienza Giuseppe, il C.S. Vultur si riorganizzò come società
sotto la dirigenza dell'onnipresente Corona e di altri volenterosi come
Zaccagnino Donato (divenuto anche Consigliere Regionale della Lega Calcio
Lucana), Bochicchio Angelo, Casolino Titino e Armando, Barbaro Paolo,
Angelo Moretti cassiere, Lillino Paolino segretario, e soprattutto del
vice presidente Curatella Vitino, grande trascinatore e fervente sportivo
che avrebbe, dopo non molto, ereditato la dirigenza. La seconda esperienza
in serie D, il Rionero doveva farla dopo 14 anni dalla prima, nella stagione
1973/74. Vi arrivò dopo aver nuovamente dato credito ai suoi calciatori
costruiti in loco che, grazie ad alcuni campionati di maturazione ed esperienza
agonistica, poterono affrontare agli ordini tecnici dell'allenatore Astigiano
Romolo Marangolli, una specie di santone del calcio, la competizione piuttosto
difficile riuscendo a vincere il proprio girone anche se, nel frattempo,
la panchina era stata affidata all'esperto, Francese Antonio della vicina
Melfi nella parte finale del campionato 1972/73. In realtà il Rionero
aveva già vinto l' anno precedente il campionato di promozione
a girone unico ma la vIttoria finale fu assegnata al Venosa ad opera della
C.A.F. che, accogliendo il reclamo della squadra oraziana, restituiva
6 punti capovolgendo beffardamente la classifica con il Venosa al I posto,
punti 48 ed Il Rionero al II con punti 47. Come per destino, ancora una
volta il Rionero dovette affrontare la rivale Bernalda allo Stadio Viviani
di Potenza, avendo terminato a pari punti 43 il girone, nello spareggio
per aggiudicarsi l'accesso alla serie superiore. Il 21 Giugno 1973 alla
presenza di un pubblico meraviglioso, fra bandiere, cappellini, volantini
e striscioni bianconeri dei tifosi del Vulture, alle ore 17, agli ordini
dell'arbitro sig. Vacchini di Ferrara, le due compagini scesero in campo
decise a vincere l'incontro. La partita fu piena di colpi di scena ed
emozioni a ripetizione, però rimase bloccata, anche dopo i tempi
supplementari, sullo zero a zero. La Lega Calcio Lucana, come da regolamento
federale, stabilì che la partita venisse rigiocata la domenica
successiva sempre al Viviani di Potenza. Domenica 24 Giugno, ore 17 Stadio
Viviani di Potenza. Un colpo d'occhio davvero formidabile: in tribuna
i tifosi rioneresi (più di duemila) a sventolare vessilli, striscioni,
sciarpe e gran tambureggiare di grancasse, bidoni e piattini; in gradinata
invece i sostenitori del Bernalda molto inferiori per numero e per il
tifo, poco organizzato. I rioneresi fanno sul serio. Il tifo è
infernale: "Alè Vultur", "Vultur sei grande",
"Forza Rionero", "La Serie D sarà a Rionero in questo
dì!" e le grida sembrano scuotere lo Stadio Viviani forse
stupito da un simile baccano, neppure conosciuto durante gli anni ruggenti
della serie B. Al fischio d'inizio del signor Ponzuolo di Siena le due
squadre, alle grida festose delle reciproche tifoserie, con oltre quattromila
spettatori, di cui 3.145 paganti per un incasso di L. 2.200.000, si affrontarono
a testa bassa. Poche battute, qualche azione e si capì che da un
momento all'altro il risultato poteva essere sbloccato. Così fu
infatti al 15' del primo tempo quando su un lancio proveniente dalla metà
campo del Rionero, Ficarazzi come un folletto si avventava tempestivamente
sul pallone e dalla linea dell'area lo scaraventava in rete con un tiro
non forte ma preciso alla sinistra del portiere avversario. Rionero 1
Bernalda 0. Un boato si levò al cielo ed iniziò una vera
esplosione di gioia nel settore dei tifosi rioneresi che, a ritmo di samba
con canti e urla, continuarono a sostenere incessantemente i propri portacolori
fino al termine dell'incontro. Il risultato non cambiò ed il Rionero
si laureò campione lucano acquisendo, dopo quindici anni, il diritto
a partecipare di nuovo alla serie D. L'undici bianconero si era schierato
nel modo seguente: Bancone, Sabino, Varlotta P., Morano, Pietragalla T.,
D'Adamo Angelo (capitano), Girardi, Barbaro, Ficarazzi, Armignacco (dal
46' s.t. Caggiano), De Nicola; 12°) Ceruzzi, 13°) Caggiano, 14°)
Asquino N., 15°) Lapenna N., 16°) Siena (squalificato). Subito
dopo 1 'incontro, il trionfo per i calciatori fu davvero enorme in campo
e negli spogliatoi dove l'allenatore Antonio Francese, il vice presidente
Curatella Vito ed il presidente Corona, in lacrime per la gioia, non si
stancavano di abbracciare tutti i ragazzi complimentandosi per la bella
vittoria e giustamente festeggiati da tutti. Inutile descrivere le scene
di entusiasmo e gioia che continuarono fino a tarda notte nella cittadina
del Vulture che dopo 15 anni riassaporava il gusto di un campionato semiprofessionistico
rientrando nell'agone nazionale. I titoli dei giornali sportivi evidenziarono
l'importanza della vittoria del Rionero "Il Vultur Rionero in IV
serie" Ficarazzi, attaccante estroso, a115' ha siglato il gol della
vittoria e della promozione. (Il Mattino del 26/6/73), "Dopo quindici
anni il Rionero torna in D", Favorita dal gol iniziale, la squadra
del Vulture si è votata a un gioco di rimessa. (Corriere dello
Sport del 25/6/73), "Rionero (come 15 anni fa) in serie D dopo uno
spareggio con il Bernalda" (Gazzetta del Mezzogiorno del 3/7/73),
"Grande entusiasmo per la promozione". La vittoria per uno a
zero nello spareggio con il Bernalda ha suscitato grande entusiasmo tra
gli sportivi di Rionero. Cortei di macchine strombazzanti, sventolio di
bandiere bianconere, gruppi di tifosi festanti hanno paralizzato le vie
cittadine, testimoniando la solidarietà e il ringraziamento più
vivo ai solerti dirigenti che con passione e sacrificio hanno condotto
la squadra in serie D, in modo particolare al signor Corona, ricoverato
in clinica, cui vanno gli auguri di pronta guarigione" così
in breve Leo Vitale sul Corriere dello Sport del 26/6/73. Ed infine i
preparativi per la serie superiore che Clemente Carlucci sintetizzava
sul Tempo del 2l Luglio '73: "C'è da riorganizzare la società
calcistica dopo la promozione. Il Rionero si prepara alla serie D..."
Nella stagione 1973/74 il C.S. Vultur riuscì ad organizzarsi meglio,
forte dell'esperienza negativa de1 1958/59 per affrontare la serie D in
maniera dignitosa. Ci fu una maggiore partecipazione di tutte le forze
sociali e politiche con l'amministrazione comunale in primo luogo (L'Amministrazione
Comunale, sindaco Brienza e vice Vorrasi, si impegnò oltre all'erogazione
di un sostanzioso contributo anche alla ristrutturazione del campo sportivo.
Furono rifatti la recinzione interna del terreno di gioco, ampliati gli
spogliatoi e l'ingresso principale ed inoltre fu costruita ex novo, in
cemento, la gradinata scoperta per duemila spettatori), poi delle piccole
e medie industrie locali e dei vari organismi sportivi-ricreativi nonchè
una massiccia collaborazione degli sportivi che, con la dirigenza, pensarono
di dar vita ad una società sportiva a carattere legale con quote
individuali che ogni cittadino poteva acquistare e garantire solidità
economica alla squadra ed ai dirigenti che comunque dovevano assumere
l'impegno della onerosa gestione amministrativa. Però varie divergenze
non portarono alla costituzione della società sportiva legale a
partecipazione popolare e le cariche sociali furono assegnate ai vecchi
dirigenti Corona e Curatella e ai nuovi Libutti Ins. Luigi, Calice Gennaro,
Cutolo Ins. Antonio, Libutti Cav. Luigi, Guido Puleo, Libutti Geom. Antonio,
Marziano Ottavio e Brienza Rag. Piero. Il campionato non fu avaro per
la squadra Rionerese che, anche se all'ultima giornata di campionato raggiunse
la permanenza vincendo in trasferta a S. Maria Capuavetere con il forte
Gladiator per uno a zero (rete di Di Pietro al l0 s.t.), aveva epresso
un gioco piacevole nei confronti di compagini molto più titolate
come il Potenza, Campobasso, Ischia, Cavese, Benevento, Sorrento, grazie
all'esperienza del suo allenatore Filippo Calabrese che aveva saputo amalgamare
gli uomini a disposizione. La squadra, nella sua formazione base con Baroncini
(Lombardi), Todaro R., D' Arcangelo, Siena, Boncori, Rondinelli, Giordano,
Cappiello, Di Giovanni, La Salvia, Ficarazzi e le riserve Ceruzzi, Scarpa,
Barbaro, Di Pietro, Sabino forse è stata la più competitiva
nei quattro anni di permanenza in serie D. Permanenza spesso sofferta
dall'intero ambiente e specie dai tifosi che hanno sempre sostenuto e
incoraggiato i propri beniamini facendo pesare sull'esito dei campionati
il caloroso contributo manifestato, a più riprese, in mille modi.
Difficile dimenticare le manifestazioni a sostegno della squdra bianconera
ed il coro dei tifosi, divenuto l'inno del C.S. Vultur, che dallo stadio
si propagava tutt'intorno a note spiegate:
INNO BIANCONERO
Alè... Vultur , Alè... Vultur , Alè...
Vultur! (a voce)
Noi tifosi di Rionero
della D ormai amanti,
oggi che tifiam di più
non vogliamo scender giù.
Tutt'insieme noi gridiamo:
Alè Vultur Forza Vultur ,
sempre in alto tu andrai
se più gol segnerai.
Alè... Vultur , Alè... Vultur , Alè... Vultur! (a
voce)
E s' è dura la rimonta
calciatore bianconero,
dai forza alla vittoria
per la gloria del Rionero.
Tutt'in coro ripetiamo:
Alè Vultur Forza Vultur
che in D tu resterai
se con grinta giocherai.
Alè... Vultur , Olè! ! ! (a voce)
Fino al 1976/77 il Rionero partecipò alla serie D alternando dirigenti,
calciatori e allenatori come Francese, Zara, Calabrese, Panetti (ex portiere
della Roma) e Cecconi Dario. Un'altalena di decisioni a tutti i livelli
che testimoniava una politica sportiva riduttiva e superficiale, tesa
essenzialmente a creare equivoci fra dirigenti e gli stessi atleti che
non poteva portare molto lontano. Dopo la retrocessione in promozione
nel 1977 a Rionero ci fu un totale sbandamento per la mancanza di un parco
giocatori locali e per la scarsa disponibilità di sportivi disposti
a riorganizzare in qualche modo la società. Del resto i dirigenti
impegnati economicamente con la passata gestione semiprofessionistica,
più di tutti il commissario unico Cutolo Antonio, a giusta ragione,
pretendeva di rientrare in parte del danaro impiegato vendendo i calciatori
richiesti e pertanto impossibilitato a cedere di punto in bianco la dirigenza
del C.S. Vultur. Non mancarono trattative fra alcuni volenterosi amanti
del calcio e gli amministratori comunali per tentare di risolvere, in
nome del calcio rionerese, la questione e garantire una comunità
sportiva. Dopo varie riunioni e convocazioni presso il comune, alla presenza
dell'assessore incaricato Bianchino Giovanni, su indicazione di Curatella
Vito, Barbaro Paolo e anche Don Pasquale Corona, il figlio Mauro assunse
la carica di commissario unico della Vultur. Qualche mese di lavoro per
ristrutturare le fila della società e ricucire un po' gli interessi
degli sportivi fu indispensabile per decidere la partecipazione al campionato
regionale lucano di promozione. Si nominò presidente CuratellaVito
con la stretta collaborazione di Piccolo Michele, Lapadula Michele, Moretti
A., Di Lonardo Antonio e fratello Dino, Mauro Corona, Clemente Carlucci,
ed altri; il C.S. Vultur iniziò il campionato facendo leva come
in passato, sui calciatori locali messi insieme all'ultimo momento ma
in grado di difendere decorosamente i colori sociali. Un campionato di
transizione non inutile in quanto servì a gettare le basi, per
un rilancio definitivo del calcio a Rionero, da tentare il più
presto possibile. Rilancio che avvenne nella stagione 1978/79 quando i
principali responsabili Curatella Vito, presidente; e Piccolo Michele,
vice presidente, potenziarono l'undici bianconero con diversi acquisti
di bravi calciatori pugliesi come D'Addosio, Sisto, Leuzzi, De Leo e il
capocannoniere Di Natale Vito (44 reti). Infatti il C.S. Vultur disputò
un eccellente campionato riuscendo a vincerlo con 8 punti di distacco
sulla seconda, il forte Pro-Matera, grazie all'apporto tecnico dell'esperto
allenatore Calabrese Filippo, già alla guida della Vultur ne11973/74
in serie D, ed alla bravura della formazione che schierò i seguenti
elementi: Leuzzi, Gesuito, De Leo, Mazzone, Traficante D. Di Sisto, Di
Cristo, Lapenna R., Di Natale, Ronco, D' Addosio con altri validi elementi
a completare la rosa e alternarsi durante il torneo come Lombardi, La
Greca, Accettura, De Nicola e Cratere Claudio. Il Rionero così
per la terza volta nella sua lunga storia riacquista il diritto a partecipare
al campionato di serie D. Però i tempi erano diversi dai precedenti;
non più l'entusiasmo delle altre promozioni semiprofessionistiche;
non più l'interesse degli sportivi e sostenitori e neppure degli
amministratori comunali. Sembrò un fatto isolato e disinteressato
come se il calcio a Rionero fosse una pura e semplice questione privata.
Strano ma vero! Con tali presupposti, il campionato di serie D nel 1979/80
si svolse nella completa indifferenza ed apatia generale, nonostante gli
sforzi dei dirigenti Curatella e Piccolo diretti a sensibilizzare l'opinione
pubblica intorno al problema della squadra che pure non sfigurava affatto.
Coincidenze e fattori negativi nel . prosieguo del campionato si accavalleranno
e, come spesso accade in simili circostanze, il C.S. Vultur sfortunatamente
all'ultima giornata di calendario vide svanire la permanenza in serie
D e retrocedette in promozione. Quasi contemporaneamente, il 3 maggio
1980 si spegneva in una clinica romana Don Pasquale Corona. Il C.S. Vultur
ha continuato, presidente Curatella, anch'egli un vero malato del calcio,
a partecipare senza infamia e senza lode ai campionati regionali di promozione
lucana per altre due stagioni fino all'annata calcistica 1982/83. Per
altri due anni, anche Curatella è stato visto, non so per quali
motivi, come un despota e messo da parte da alcuni giovani dirigenti che,
nonostante la buona volontà e l'impegno personale (vedi Verde Michele,
Brenna Nicola) non sono riusciti a dare un volto nuovo alla società
e una mentalità diversa per programmare un futuro sportivo all'altezza
dei momenti attuali. Le ultime due partecipazioni al Campionato Nazionale
Dilettanti alle stagioni 1992/'93 (girone Calabrese, Siciliano e Campano)
e 1993/'94 (girone Pugliese, Molisano, Campano) con in entrambe le circostanze
due onorevoli salvezze conseguite senza particolari patemi d'animo, dopo
aver disputato due discrete stagioni dove non sono mancate soddisfazioni
e momenti di gloria. Proprio alla fine della sopra menzionata ultima stagione,
dopo una meritata e sofferta permanenza, subentrarano gravi carenze economiche
e deficit societario, situazione che costrinse purtroppo l'allora società
a gettare la spugna e a rinunciare clamorosamente alla seguente stagione
nei Dilettanti Nazionali, tra lo stupore generale e la grande scioccante
delusione degli Sportivi Rioneresi. Tifosi che non hanno dimenticato e
che non si danno pace per tale rinuncia che costò un "ripescaggio
" in Eccellenza per meriti sportivi e notevole perdita di immagine.
Pubblico che ancora oggi, dopo essere stato sempre numeroso, caloroso
in casa e in molte trasferte, sembra non credere più ad un eventuale
ritorno nella serie "D". Gli ultimi tornei disputati non hanno
offerto incoraggianti riscontri, tramutandosi talvolta addirittura in
rincorrere il minimo obiettivo raggiungibile, ossia conquistare con pieno
merito una onorevole permanenza. Qualche anno fa una stagione sportiva
nata senza particolari ambizioni è invece scaturita in un vero
e proprio boom, un insperato exploit che ha regalato agli sportivi rioneresi
uno dei più esaltante tornei in assoluto. Nata sotto le migliori
intenzioni di una coraggiosa e intraprendente società, con il fermo
intento di rendersi protagonisti e pionieri nella valorizzazione di tante
realtà di sicuro valore della zona, offrendo un valido e aleatorio
trampolino di lancio per un nugolo ben affiatato di diciottenni di belle
speranze molto energici e combattivi, soprannominati "i baby terribili",
è stata l'autentica rivelazione del campionato 1998/99, suscitando
invidie e ammirazione da ogni parte, specie per la giusta politica societaria
e gli obiettivi non "esterofili" di pescare "campioni"
altrove e ritrovarsi tra le mani "mercenari " onerosi con costi
di bilancio troppo esorbitanti e senza garanzie per il futuro. Il progetto,
portato avanti da validi dirigenti e dall'allora presidente Donato Macchia,
ha avuto il suo punto di riferimento nell'ottimo lavoro preparatorio e
gestionale del mister Tommaso Lotumolo, già protagonista in un
recente passato di ottime affermazioni anche a livello extraregionale,
nell'esperienza maturata a diretto contatto con i giovanissimi protagonisti
di questa indimenticabile avventura, tutti provenienti da una ammirevole
scuola calcio. E' stato un campionato esaltante, un valido e duro banco
di prova per i bianconeri nella difficile e impegnativa kermesse dell'Eccellenza
lucana, ma alla fine è prevalsa la caparbietà di una squadra
composta da un gruppo di grande valore che annovera diversi elementi di
sicuro avvenire (ne è testimonianza la convocazione di ben sette
unità nella rappresentativa regionale) che hanno saputo conquistare
con pieno merito un posto d'onore in un tirato ed equilibratissimo torneo,
dove erano diverse le pretendenti alla vittoria finale con organici di
tutto rispetto in un continuo testa a testa. In quella stagione agonistica
i bianconeri riuscirono a chiudere il torneo a una sola lunghezza dal
Ferrandina campione di Eccellenza lucana, con la soddisfazione (e un sottile
rammarico) di aver "sottratto" ben quattro punti su sei ai diretti
antagonisti nei colifronti diretti. Solo quattro sconfìtte peraltro
evitabili,in trenta gare disputate. Migliori attacco (62 reti) e difesa
(16 reti), differenza reti e maggior numero di vittorie conseguite (19
su 30 - quest'ultimo primato alla pari con il Ferrandina) . E' stata questa
l'ultima apparizione gloriosa dei bianconeri negli ultimi anni. A Rionero
si vuole tornare ai livelli interregionali al più presto, anche
perchè la passione è grande e la storia calcistica lucana
reclama a gran voce una importante protagonista del passato.
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