Nacque a Rionero in Vulture il 16 maggio 1910 da Mauro e Erminia Ventola. Giovinetto studiò a Napoli presso il Collegio Bianchi dove fu iniziato alla pratica sportiva dell'atletica e della scherma con risultati promettenti. Ancora quindicenne partecipò al IV Convegno Atletico Lucano di Rionero nel 1926 nella gara della staffetta, dimostrando le sue buone qualità di velocista già evidenziate in alcune gare ad Atella dove ebbe un diploma come premio. Nel 1928 partecipò al "Gran Premio dei Giovani" a Forlì nella 100 metri classificandosi III° e ne1 1931, nella stessa specialità, prese parte al "Gran Premio delle Regioni" svoltosi a Napoli, allo stadio Vollero. Durante i primi anni del trenta, oltre a praticare sporadicamente il calcio, si adoperò ad organizzare con alcuni amici la squadra locale di calcio, iniziando ad incontrarsi, con più assiduità, amichevolmente con i paesi limitrofi e con quelli della vicina Puglia. Ben presto in qualità di caposquadra, regolarmente nominato dalle autorità del P.N.F., fu alla testa della squadra "Dux" di atletica di Rionero come preparatore di saggi ginnici e varie manifestazioni sportive. Importanti, i Concorsi "Dux" che si svolgevano annualmente a Roma, in cui la squadra di Rionero riusciva sempre ad ottenere ottimi risultati, come nel 1931, su oltre duemila squadre partecipanti con cinquantamila giovani provenienti da tutta Italia. Ebbe diversi riconoscimenti ufficiali e diplomi per la ottima preparazione impartita ai Balilla, agli Avanguardisti e ai Militi che anche nella regione evidenziavano la loro eccellente tecnica. Dal 1934 al '36, praticò lo sci gareggiando in diverse gare (Pignola 1934) e seguendo diversi corsi sciistici fra i quali quello di Roccaraso, estremamente importante. Insegnò educazione fisica nella Scuola di avviamento professionale di Rionero nel 1937/38 e 1938/39 e fu anche chiamato, per i suoi meriti sportivi, dall'allora direttrice didattica Rubino Maria a preparare i ragazzi della scuola elementare, anch'essi impegnati in saggi ginnici scolastici ed esercitazioni sportive durante il famoso "sabato fascista". Non disdegnò, dalla data del suo primo porto d'armi nel 1937, di praticare la caccia per la quale, come era accaduto per il padre, aveva un grosso debole ed una incredibile passione che lo attanagliava, consumando molto del suo tempo all'addestramento dei magnifici "pointers", validi collaboratori per le quaglie, starne e beccacce. Nel 1941 si sposò con la signorina Anna Maria Giuditta Consiglio ed optò per un impiego statale entrando nell'Ufficio del Registro a Rionero che avrebbe lasciato soltanto alla età del pensionamento nel 1975 quando, da alcuni anni, era stato trasferito all'ufficio di Melfi. Subito dopo la seconda guerra mondiale pensò a riorganizzare un po' lo sport ma soprattutto una squadra di calcio puntando sui giovanissimi. Nasceva così un vero e proprio vivaio calcistico fequentato da moltissimi ragazzetti della scuola media "M. Granata", di recente costituzione sotto la presidenza del professore Vincenzo Cervellino. I "pulcini" e i "boys" di Don Pasquale, così era chiamato da tutti, incominciarono ad esprimere la loro buona predisposizione per il calcio, sì da comportarsi egregiamente nei primi campionati regionali di calcio, a partire dal 1949. Dal lontano 1945, quando diede vita al vivaio locale, Pasquale Corona per oltre venticinque anni fu alla guida del Circolo Sportivo Vultur come presidente, facendosi apprezzare per le sue doti umane e suscitando spesso l'invidia dei soliti sapientoni e falsi sportivi, pochi in verità, desiderosi soltanto di mettersi in vista per avere un’immagine importante specie a carattere politico. Ma lui "il presidentissimo", come lo chiamavano non solo gli atleti e sportivi del luogo ma i diversi presidenti dei clubs lucani più quotati e amici della Lega Calcio Lucana, a sempre tirato diritto per la sua strada o, meglio, per quella dello sport vero, in nome del quale sacrificava tutto senza alcuna reticenza. Soprattutto verso i giovani, ha dimostrato sempre affetto, stima ed una inesauribile fiducia, per la loro capacità di atleti e, prima ancora, di uomini. Chi fra i suoi allievi non ricorda le cene e i pranzi, le feste ed i balli organizzati, a casa sua, per tenere insieme e far divertire i suoi ragazzi? Non poche volte, rimasto solo a tirare avanti la barca, è riuscito caparbiamente a tenere alto il nome della Rionero sportiva, facendo leva sui "giovani" che nello sport pure trovavano stimoli importanti grazie alla grande e straripante passione di un uomo capace di esercitare un fascino particolare su di loro. Fra gioia e dolore, soddisfazioni e amarezze, momenti esaltanti e critici, svolse regolare attività sportiva su diversi fronti, socio fondatore nel 1938 della locale Sezione Cacciatori e poi presidente, come in seguito presidente della Società Ciclistica Rionerese fondata nel 1962 e della Società di Tiro a Volo che nel 1961 riusciva ad avere un proprio campo con fossa olimpionica al serro di S. Francesco. Un uomo che non sapeva stare fermo, grande organizzatore di manifestazioni anche a carattere ricreativo, come i famosi Veglioni dello Sport, Festività della Madonna del Carmelo, gare sportive in genere fra cui i Giochi della Gioventù. Un vulcano di idee e di progetti a tutti i livelli anche a livello artistico-teatrale, poichè in gioventù aveva preso parte a varie rappresentazioni effettuate dall'allora Filodrammatica Rionerese negli anni trenta. Ma il suo unico e vero amore fu sempre e solo lo sport specialmente il "calcio" per il quale rinunciava a tutto, non disdegnando mai di non essere presente e puntuale ad un allenamento infrasettimanale della squadra; anche quando le condizioni climatiche erano davvero proibitive o quando, tornando da Melfi, dove era stato trasferito all'ufficio del registro soppresso a Rionero, il treno giungeva in ritardo e lui preferiva non pranzare e andare direttamente al campo per aspettare i suoi calciatori. Del resto soltanto lui, con tale carica ed entusiasmo riusciva a galvanizzare i giovani che spesso, non è esagerazione, lo adoravano per il suo grande senso di responsabilità, di lealtà e di immenso amore distribuito fra tutti indistintamente. Specie quando un giovane si ammalava o viveva giorni difficili in famiglia o con la propria ragazza, Don Pasquale era in grado di mettere riparo a tante situazioni perchè incuteva grande fiducia e rispetto forse per il suo particolare carisma. Da più parti venne tenuto in considerazione per i suoi grossi meriti sportivi; la stessa Lega Calcio Lucana lo voleva nell'ambito del Consiglio Regionale ma egli ha sempre rifiutato per non abbandonare i suoi allievi e continuare a vivere in mezzo a loro, tutti i giorni. Nel 1970 il 17 luglio a Roma, riceveva direttamente dalle mani del presidente della F.I.G.C. Ottorino Barassi, il "premio di benemerenza", riservato ai dirigenti meritevoli per il loro impegno profuso a favore del calcio dilettantistico. Agli inizi del 1971, tentava la creazione di una squadra femminile di calcio per la quale interessò oltre quaranta ragazze che entusiaste, lo seguirono per alcuni anni svolgendo anche gare amichevoli con squadre di Potenza. Continuò nel frattempo a dare il suo contributo di esperienza alle organizzazioni dei primi tornei intersociali di calcio che si svolgevano durante l'estate e a qualsiasi manifestazione sportiva organizzata per le feste dell'Unità e dell'Avanti. Nonostante in pensione, incapace di stare fermo, volle ancora tentare con un'altra generazione di giovanissimi, (e fu l'ultima) la strada del vivaio calcistico, contrariamente ad altri sportivi e dirigenti che credevano più al calciatore forestiero per ottenere ottimi risultati, cosa che non sempre nel calcio è possibile, in virtù di una enigmatica cabala che nel pallone si diverte a far impazzire tifosi e sportivi. Così, fedele ai suoi principi dilettantistici e convinto della bontà dei calciatori locali, fondò anche con il mio aiuto e dell'amico Di Lonardo Antonio, la Polisportiva Rionero nel 1978 con la segreta speranza di riorganizzare l'attività agonistica dell’atletica e della ginnastica, che tanti validi risultati e numerose vittorie avevano dato a Rionero. La Polisportiva Rionero riuscì subito a disputare un campionato "giovanissimi" di calcio, (allenatore il prof. Angelo D'Adamo)conquistando la prima posizione e la Coppa Disciplina alla quale egli tanto teneva, anzi ai giovani raccomandava il comportamento più corretto e leale possibile da tenere in campo e fuori. Ancora una volta, don Pasquale aveva seminato bene, se è vero come è vero che alcuni allievi della sua "Polisportiva" sono stati ceduti gratuitamente al C.S. Vultur e addirittura utilizzati nel campionato di serie D del 1979/80 come Tirico Dante, Asquino Donato, Di Lonardo Domenico, D'Urso Pasquale e altri che militarono nella formazione Bianco-nera, costituendo l'ossatura base della squadra che pertecipò al campionato regionale di promozione 1985/86. Come se non bastasse, la sua inesauribile carica e vitalità lo portò, alla soglia dei settanta anni, ad aprire un negozio di articoli sportivi per continuare diceva lui, il dialogo con i giovani e poter parlare comunque di sport, senza il quale, evidentemente, non sapeva vivere. Per tale considerazione, per aver dedicato una intera vita allo sport, l'amministrazione comunale di Rionero, con delibera n. 90 de1 26/3/1985 ha voluto riconoscere tutti i suoi sforzi ed il suo amore per lo sport ed i giovani, intestandogli il vecchio comunale del serro di S. Francesco sul quale ha trascorso quasi tutti gli anni della sua vita, (La delibera recita testualmente: "...intitolare il campo sportivo comunale sito in località San Francesco al nome del defunto Sig. Pasquale Corona che tanto ha fatto per lo sport rionerese". La proposta dell'allora sindaco di Rionero prof. Rocco Viglioglia venne approvata all'unanimità dal Consiglio Comunale, e ratificata dalla Sezione di Controllo di Potenza della Regione Basilicata nella seduta del 5/6/85. D'ora in avanti il vecchio comunale di Rionero, verrà chiamato "Stadio Comunale Pasquale corona"). Moriva improvvisamente, ricoverato d'urgenza, nella clinica S. Lucia a Roma il 13 maggio del 1980, all'età di settanta anni, senza poter avviare concretamente quell'antico suo progetto tante volte discusso con l'ingegnere Catapano presidente del Melfi, di costituire una unica grande società calcistica fra Rionero e Melfi con l'intento di tentare la scalata in campo nazionale, (serie C) e costruire anche uno stadio nuovo per 10-15.000 spettatori provenienti da tutto il circondario. Progetto pilota molto ambizioso e difficile che un giorno, chissà, potrebbe anche diventare una piacevole realtà sportiva per la nostra zona.


 
 
Mauro Corona, Rionero 1879-1950.
   
           
 
   

Pasquale Corona 1910-1980 mito e leggenda del calcio Rionerese.

     
 
Pasquale Corona, in una premiazione degli anni '70.
       
 
Pasquale Corona nel 1970.
 
           
 
La "Polisportiva Rionero" 1978 ultimo vivaio calcistico costituito da Pasquale Corona.
 
                   


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