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In questi anni il gioco del calcio fa
la sua timida apparizione anche a Rionero, tanto che, si organizzarono
alcuni incontri amichevoli con la vicina Atella e con Potenza. La formazione
di queste prime gare era la seguente: Giovanni Catenacci, Attilio Catenacci,
Lucio Di Lonardo, Vincenzo Petrone, Giovanni Falaguerra, Antonio Pompei,
Nicola losca, Antonio Amorosino e Nicola Savella. I risultati apprezzabili
conseguiti, invogliarono sportivi e dirigenti ad adoperarsi per la realizzazione
di un vero e proprio campo di calcio. Grazie alla sensibilità della
famiglia Fortunato, che donava al comune di Rionero la vecchia cava di
pozzolana al serro di San Francesco, il progetto andò in porto
anche per merito di giovani atleti e calciatori come Traficante Vito e
Donato, Amorosino Angelo, Vorrasi Giuseppe, Consiglio Michele, Corona
Pasquale, Vito e Biagio Amorosino, Luigi Larotonda, Potente Antonio, Basciano
Antonio, i quali lavorarono volontariamente per appianare il terreno argilloso
e sistemarlo nel migliore dei modi. Il calcio, però, assunse una
fisionomia più ufficiale nella primavera del 1926 quando alcuni
militari, impegnati in un campo di addestramento nella zona, diedero vita
ad un incontro fra la "Compagnia Zappatori" e la "Compagnia
Telegrafisti", offrendo uno spettacolo interessante per agonismo
e tecnica calcistica, facendo rivivere i successi dei grossi Clubs nazionali
quali la Pro-Vercelli, Genoa, Juventus, Ambrosiana, Milan e il Casale
già noti agli appassionati attraverso le cronache giornalistiche
e radiofoniche, che l'EIAR trasmetteva da un anno.Le prime sporadiche
apparizioni, intorno agli anni venti della palla di cuoio e delle prime
improvvisate partitelle fra compagni in questo o quello spiazzo o nei
vari rioni del paese, erano soltanto un lontano piacevole ricordo. I giovani,
del 1925-28 ricordavano, però i loro predecessori come dei veri
e propri pionieri, pieni di spirito d’emulazione, come i vari Catenacci
Giovanni, Mottolese Teobaldo, Falaguerra Giovanni, Catenacci Francesco
e Adamo Savella, cercando di imitarli e di adoperarsi, per poter diffondere
al meglio il gioco del calcio. Così, pian piano, il campo del serro
San Francesco divenne teatro di interminabili scontri fra ragazzi di diversi
quartieri che, organizzavano delle vere e proprie sfide. Quasi sempre
i giovani, arrivavano alla spicciolata e subito a correre come matti fino
alle prime ombre della sera dietro alla sfera di cuoio che veniva custodita
gelosamente a casa del capo organizzatore. Intorno agli anni trenta, il
calcio a Rionero diventò uno degli sport più praticati,
anche se in forma approssimativa, come del resto vuole il dilettantismo
puro e semplice. Com’era, curioso e simpatico osservare quei giovanotti
in camicia e cravatta, con mutandoni lunghi fino al ginocchio, scarpini
da passeggio, correre su e giù per il campo a cercare il pallone
per scaraventarlo con tutta la forza possibile verso la porta avversaria!
Porta fatta alla buona, con due pietre che fungevano da pali; nel I campo
delimitato occasionalmente da segni fatti per lo più con un pezzo
di legno oppure con una pietra. Nella primavera del 1929, si disputò
il primo incontro fra Rionero e Melfi. Il I°si giocò a Melfi
ed il II°a Rionero, che vinse per 4 a l, schierando la seguente formazione:
Labella Antonio, Amorosino Michele, Catenacci Francesco, Libutti Nino,
Basciano Antomo, Traficante Donato, Amorosino Angelo, Amorosino Vito e
Labella Attilio. In queste gare, le squadre scendevano in campo con otto
e nove calciatori che riuscivano a ritrovarsi insieme una volta all’anno,
(perchè alcuni di questi studiavano fuori paese). Con il Melfi,
ci fu una rivincita l'anno successivo, esattamente nella primavara del
1930. Il Rionero, vinse ancora per 6 a l con la formazione dell'anno precedente
e con due nuovi giovanissimi calciatori che ben seppero farsi apprezzare:
sull’ala destra Consiglio Michele e sull’ala sinistra Bocchetti
Francesco. Gli stessi atleti, della squadra "Dux" con altri
amici che rientravano a Rionero dopo la chiusura delle scuole, organizzavano
da alcuni anni incontri di calcio amichevoli con paesi limitrofi. Uno
degli artefici principali della squadra di calcio fu Basciano Antonio,
bravo sarto che durante il servizio militare a Roma giocava a calcio,
egli si adoperò alacremente per formare una compagine calcistica
a Rionero che dal 1931-32 schierava i seguenti elementi: D'Angelo Titino
portiere, Amorosino Nino e Catenacci Francesco terzini, Anastasia Domenico,
Libutti Nino e Traficante Donato sulla linea mediana, Consiglio Michele,
Amorosino Angelo, Amorosino Vito, Basciano Antonio e Bocchetti Francesco
in attacco. Ad alternarsi in campo, per i primi anni, c'erano altri promettenti
giovani che sarebbero divenuti poi titolari; come Labella Antonio, Mottolese
Vittorio, Argentino Giuseppe, Finotti Orlando, Anastasia Dario, Paolino
Carmine. Gli incontri di calcio attirarono ben presto la curiosità
dei primi spettatori e dei contadini che tornavano in paese dalla campagna,
seguendo sui propri asini, dall’adiacente strada ferrata, quei baldanzosi
giovanotti in mutandoni e retina in testa per mantenere la capigliatura.
Non passò molto tempo, che il calcio fece numerosi proseliti anche
per la bravura della squadra locale che riusciva ad ottenere brillanti
vittorie contro squadre di paesi più grandi ed organizzati come
Canosa, Molfetta, San Severo e Barletta. Nei calciatori di allora è
vivissimo il ricordo di un incontro sostenuto contro il Canosa. Argentino
Giuseppe, ex validissimo calciatore, mi ha parlato di quest’incontro,
svoltosi nell'estate del '34, durante la festa della Madonna del Carmelo,
esso durò fino a sera inoltrata poichè non si riusciva a
sbloccare il punteggio di zero a zero. L'arbitro, il maresciallo di finanza
Di Fede Pietro, voleva giustamente sospendere la partita, ma i calciatori
si opposero perchè doveva esserci comunque un vincitore. E questo
fu il Rionero, grazie ad una rete segnata con estrema furbizia, con la
mano nascosta dalla testa, dall'ala destra da Consiglio Michele. La gioia
ovviamente fu enorme e per i calciatori in maglia granata con scudetto
bianco-nero sul petto e per tutti i tifosi che, sebbene l'ora tarda, avevano
ininterrottamente incitato i propri beniamini. In genere, come anche in
quell'occasione, alla squadra ospite si rimborsavano soltanto le spese
di viaggio e si offriva una consumazione al bar di Vito Russo in piazza
Giustino Fortunato. Tutto qui il calcio dilettantistico che, ai suoi albori,
accomunava semplice passione e comprensiva sregolatezza nei giovani felici
soltanto di giocare. In tutto il paese ormai il calcio era una vera mania,
moltissime squadre venivano organizzate nei quartieri e tanti giovani,
o meglio, ragazzetti, giocavano dappertutto, ovunque ci fosse, naturalmente,
uno spiazzo o un larghetto disponibile. Proprio le squadrette rionali
che annoveravano bravi elementi fecero convincere i responsabili ed organizzatori
della squadra maggiore ad indire sul comunale del serro di S. Francesco
una selezione di quindici giorni per scegliere i ragazzi più promettenti
da inserirli nei “pulcini” seguendo l'esempio della Lazio.
Infatti, fra i1 1932/33 fece scalpore in tutta Italia la brillante partita
della squadra dei “pulcini” della società romana disputata
contro il First Vienna in Austria e pareggiata per uno a uno. L'avvenimento
fu propagandato in maniera imponente in tutta la penisola, riportando
in prima pagina sulla Domenica del Corriere, l'azione disegnata da Beltrame,
del pareggio laziale. All'epoca erano gli austriaci e gli ungheresi i
veri maestri del calcio e pertanto l'entusiasmo scaturito dal pareggio
dei "pulcini" laziali, portò ad organizzare ovunque vivai
calcistici per curare i piccoli campioncini in erba. A Rionero questa
politica sportiva fu ben presto avviata con risultati soddisfacenti e
la squadra pulcini formata: da Brenna, Anastasia F., Prisco M., Tribuzio
S., D'Angelo F., Saldicco D., Volonnino D., Giordano M., Descisciolo C.,
Anastasia D. riusciva agevolmente ad imporsi sugli avversari di turno,
con vittorie eclatanti come quella con il Venosa per sette a uno. Dalla
squadra pulcini vennero in seguito prelevati i ragazzi più bravi
fra i quali D'Angelo, Anastasia D. ed il centravanti Volonnino che, qualche
anno più tardi, nei tornei militari di Serie A e B svolti al Nord,
ebbero parecchie offerte, (tutte rifiutate per motivi di famiglia) di
giocare in grossi clubs come il Brescia su invito di Lamberti, ex mediano
della Fiorentina ed attuale direttore sportivo del Brescia stesso. Nel
contempo la squadra maggiore, guidata da Amorosino Vito, Vorrasi Giuseppe
e Pallottino Antonio, continuò a sostenere gare amichevoli anche
con squadre più titolate come quelle di Potenza, Minervino, Foggia
e le solite di Barletta, Molfetta e Canosa, con le quali si disputavano
annualmente degli incontri importanti. Però la partita più
sentita era senz'altro quella con la vicina Melfi: l'antagonismo e la
rivalità erano così accesi da costituire un campanilismo
esasperato fra i due centri distanti solo 20 Km. Iniziò così
la appassionante serie dei grandi derby calcistici della Basilicata, fra
Rionero e il Melfi dei Caggiano, Iazzetta, Rinaldo, Rufino e compagni.
L'Italia, ne1 1934, ai campionati mondiali di calcio disputati a Roma,
si laureò per la prima volta campione del mondo e questo evento
straordinario coinvolse entusiasticamente tutta la nazione e di più
i giovani. Aumentò, così vertiginosamente la passione per
il calcio anche a Rionero dove i calciatori più in vista venivano
apostrofati con i nomi dei grandi campioni del mondo. L'ala destra, con
Consiglio venne chiamata "Faele" come il famoso nazionale Raffaele
Costantini; la mezz’ala occupata da Angelo Amorosino con il nome
prestigioso di "Meazza", Argentino come "Monti" per
il suo gioco di testa, Bocchetti Francesco, per la sua costituzione fisica,
"Bombolone", Finotti come "Rosetta" ed il terzino
Paolino con il nome del coriaceo "Caligaris". Anche nel calcio
Rionero diventò un punto di riferimento in tutta la regione ed
i suoi giovani calciatori si distinguevano su tutti campi. Anastasia Domenico,
proveniente dalla scuola calcistica del grande Fulvio Bernardini, scomparso
un anno fa ed Amorosino Vito, capitano della squadra chiamato "il
dottore" perchè studente in medicina, rappresentavano gli
alfieri della compagine bianco-nera a strisce orizzontali che spesso veniva
invitata dai paesi limitrofi a disputare partite amichevoli in occasione
delle feste più importanti. Infatti, ad Atella, Bella e a Ruvo
la squadra di Rionero riusciva sempre a divertire gli spettatori meravigliati
della bravura e capacità tecnica dei suoi calciatori. Non fu fortuna
o caso che in quegli anni, come ricordano i vecchi protagonisti, la stessa
squadra del Foggia, che annoverava in porta Baldi III°, portiere della
Nazionale B italiana, perdette a Rionero per 3 a l. Peccato che il Rionero
non poteva partecipare a campionati ufficiali! Infatti, la lega calcio
lucana non era ancora istituita e l'attività calcistica veniva
svolta a livello prettamente amichevole. Per il Rionero sarebbero stati
certamente anni ruggenti. A conferma di ciò, nell'estate del 1936,
trovandosi in ritiro a Monticchio la seconda squadra del Napoli, con l'arbitro
internazionale D'Attilio, che a Rionero effettuava un corso per arbitri
(in quell'occasione divennero arbitri Pallottino Antonio e Santoro Giuseppe),
riuscì a combinare una amichevole sul comunale di Rionero. Giunsero
moltissimi sportivi da Ginestra, Atella, Barile, Melfi e Ripacandida per
assistere al memorabile incontro con il Napoli che annoverava i famosi
fratelli Sallustro, Colombari, Vincenzi e Vojak (italianizzato Vogliani).
Il campo era affollatissimo. Persino i contadini, abbandonati i lavori
campestri è vennero ad assistere seduti sui gradoni ricavati nella
vecchia cava di pozzolana, all' eccezionale partita. Vinse il Napoli per
2 reti ad una, ma la rete della vittoria fu segnata su un discutibile
rigore, concesso allo scadere del tempo, proprio da Attila Sallustro.
Per il Rionero, come accadeva spesso, segnò "Faele",
cioè l'ala destra Consiglio. La formazione che affrontò
il forte Napoli, fu la seguente: Gala Sabino, Finotti Orlando, Paolino
Carmine, Argentino Giuseppe, Anastasia Domenico, Traficante Donato, Consiglio
Michele, Amorosino Angelo e Amorosino Vito, Bocchetti Francesco e Anastasia
Dario con ai bordi del campo, in qualità di riserve, Catenacci
Francesco e Mottolese Vittorio. Una gran bella partita ma soprattutto
una bella prova dei calciatori rioneresi che di fronte a quotatissimi
avversari avevano dimostrato tutto il proprio valore tecnico-agonistico
riconosciuto dagli ospiti che si congratularono sportivamente con dirigenti
e atleti. In paese, si fece festa la sera nei locali dove era piacevole
bere del buon vino e mangiare qualcosa di stuzzichevole, ricordando la
partita pomeridiana fra brindisi e canti di allegra fattura popolare.
Del resto tutto l'ambiente sembrava parlare di sport e di calcio, tanto
che i tifosi più accesi avevano fatto dipingere sulle pareti delle
proprie botteghe fasi di una partita di calcio ed i propri beniamini,
come nel salone di Nicola Brienza. Una vera calcio mania che attanagliava
l'ambiente cittadino rendendolo simpatico e, a volte, elettrizzato da
un tifo esasperato ma sempre; "una bellissima occasione e manifestazione
di solidarietà umana..." come ebbe a sostenere Massimo Bontempelli
nel suo passo antologico "Lo sport ed il tifo". E’ quest'ultimo,
pittoresco ed affascinante, stranamente contribuiva, bene o male, a rendere
meno monotona la vita di paese frastornato dal fenomeno calcistico. Tuttavia
a Rionero lo sport continuò a piccoli balzi e saltuariamente il
cammino dell'attività agonistica per merito di alcuni giovani,
portò avanti il calcio senza grosse pretese, date le particolari
circostanze, come Amorosino Francesco, Plastino Giovanni, Descisciolo
Cipriano, Volonnino Dario ed altri amici che sapevano farci con il pallone.
Nel 1951 furono definiti i quadri dirigenziali con regolari votazioni
che sancirono Pasquale Corona, presidente; Alfredo Brescia, vice presidente;
Argentino Giuseppe, Consiglio Luigi, Vorrasi Giuseppe, Musio Vincenzo
e Mezzarano Angelo a ricoprire, con Labella Michele e Amorosino Alberto,
in qualità di consiglieri, cariche specifiche. Fu anche scelta
la nuova sede sociale in via Nazario Sauro n°3 (attuale negozio Galleria
Centrale) e si iniziò la campagna soci, abbonamenti ed una sottoscrizione
per potenziare adeguatamente la squadra. Alla guida tecnica fu preposto
l'ingegnere Gallo Ezio di Salerno, allenatore preparato e serio che diede
un volto nuovo, tecnicamente e tatticamente parlando, alla compagine verde-cremisi
di Rionero che seppe imporsi su tutte le rivali aggiudicandosi la vittoria
finale con 26 punti, seguito dal Melfi a punti 23 e dall'Avigliano a punti
13. Un gran bel campionato con 13 partite vinte su 14 (unica sconfitta
per una rete a zero a Melfi) ed un totale di 47 reti segnate e soltanto
6 subite. La formidabile formazione che trascinò spesso i propri
tifosi e sostenitori anche in trasferte su campi difficili dal loro, di
"Olio olio minerale per vincere il Rionero ci vuol la Nazionale"
era: Dellorusso, Iacurso, Di Battista D., Libutti A.D., Madotto e Chiriaco;
Carlucci Mario, Ravasio, Di Lonardo Antonio lIo, Russo e la baffuta, estrosissima
ala sinistra Valentini. A questi si alternavano altri validi elementi
come Asquino Francesco, Vucci Donato e lo stesso allenatore Gallo che
pure avevano contribuito al campionato inferiore di II° divisione
con gli altri calciatori, Sacco Michele, Frascolla D., Brienza E., Grieco
Mario, Mondelli Nino, Di Lonardo Mario, Di Lonardo Giulio, Martiello Donato,
Bruscella Gino e Cappiello Umberto ed i rincalzi giovanissimi Persichella
Enzino, Innamorato Aldo e Cratere Gennaro. Nel 1953 il Rionero si classificò
al terzo posto con 29 punti, dopo il Melfi a punti 30 ed il fortissino
Matera Calcio a punti 41. Quest'ultima formazione si affermò a
fine campionato vincendo su tutti i campi e subendo l'unica sconfitta
proprio a Rionero per due reti a uno, segnate da Di Lonardo Titino e dalla
piccola ala sinistra Cazzato. La vittoria del Rionero fu eccezionale e
pertanto l'entusiasmo fu grandissimo e fra i protagonisti Dellorusso,
Frascolla, Scopece, Raguso, Marino, Vucci, Di Lonardo Titino, Cellammare,
Tomaselli, Di Lonardo Antonio II e Cazzato e fra il pubblico. L'incasso
fu di L. 220.375 con oltre tremila paganti: un bel numero se pensiamo
che sono passati oltre trenta anni. A sera, in piazza Giustino Fortunato,
una gran folla a festeggiare la vittoria e discutere dell'incontro, come
le altre domeniche: la partita con il Matera Calcio aveva senz'altro procurato
una gioia enorme. Le scene di soddisfazione entusiastica furono davvero
tante, come mi hanno riferito anche gli sportivi più accaniti dell'epoca
Antonio Grano, 1mbriani Giuseppe, Vincenzo Vood, Antonio Chieppa, Russillo
Emanuele, Raffaele Cutolo e Francesco Brenna, detto "la fiasca"
perchè seguiva le partite di calcio bevendo vino custodito nella
sua cara inseparablie fiaschetta. Rimase una partita memorabile; la sconfitta
del famoso Tolloj e compagni costituì per Rionero sportiva, motivo
di vanto e prestigio. I1 1953 viene ancora oggi ricordato anche per la
visita che fece a Rionero nella sede del C.S. Vultur il grande Giuseppe
Meazza, goleador centravanti della nazionale campione del mondo nel 1934
e 38, che in Basilicata stava seguendo il Corso di Allenatori Federali,
addetti al Nucleo Addestramento Giovanile Calcistico (N.A.G.C.) per vivai
locali.
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